...letture e ricordi d'infanzia...
"Ricordava perfettamente il giorno in cui la vide per la prima volta.
Era con suo padre.
Qualcuno aprì di scatto la porta dell'ascensore prima che salisse.
<<Eccoci, saliamo anche noi. Al terzo. Voi?>>.
Entrarono un papà, e la sua bambina.
La guardava stupita, meravigliata, nell'attesa che dicesse qualcosa.
Una bambina nuova nel suo palazzo, o meglio, oltre a lei, l'unica bambina del palazzo.
I due padri si misero a parlare tra loro nel breve tratto di salita fino al terzo.
Le due bambine si studiavano intimidite, senza parlare..
...senza sapere che di lì a poco sarebbero diventate come sorelle.
Gli inverni passavano.. in casa, giù al terzo da una, o al quarto dall'altra. Passavano a giocare con le bambole a fare le maestre. Le mettevano tutte in fila sul letto, bambole e pupazzi e quando nacque la sorella, mettevano anche lei, sul letto, con una pila di cuscini morbidi dietro la schiena e una "classe" di pupazzi intorno a proteggerla.
Si raccontavano segreti, i primi amori...
..e anno dopo anno, passavano anche le estati, giù nel parco.
Tre pini c'erano nel parco oltre a tanti altri alberi, ma uno in particolare, era il più comodo.
Salivano mettendo un piede dopo l'altro sui rami collosi e profumati del pino.
<<Saliamo?>> <<Si, fino al terzo oggi!>>.
I piani del palazzo di fronte segnavano ramo dopo ramo la misura del loro coraggio...fino al terzo piano arrivavano agili, finché i rami si facevano più sottili e deboli.
Lì si fermavano, si guardavano intorno e si sedevano una su un ramo di fronte all'altra e si leggevano un libro, a turno, oppure parlavano parlavano...quel pino ne sentiva delle belle!
Parlavano indisturbate, in questo loro angoletto senza tempo..o meglio, indisturbate fino a ché la signora del terzo piano usciva sul balcone, senza occhiali e senza dentiera, agitando la scopa, minacciandole di chiamare la polizia se non fossero scese da lì e loro scendevano ubbidienti..sembravano due pezzetti di incenso..profumate e appiccicose per la resina.
La stessa signora, che mezz'ora dopo andava in cortile e non riconoscendole, raccontava di aver cacciato due ladri che la spiavano dall'albero, e regalava loro piccole bigiotterie e chincaglierie varie, che guardavano, complici, come il più ricco dei tesori."
Quelle due bambine eravamo noi..io e lei.
INGREDIENTI
250 GR ZUCCA COTTA AL FORNO (PESO DA CRUDA)
50 GR DI MANDORLE PELATE E TRITATE
40 GR DI AMARETTI SBRICIOLATI
SCORZA D'ARANCIA GRATTUGIATA
20 GR DI CACAO AMARO + QUELLO NECESSARIO PER LA COPERTURA
Per prima cosa cuocete la zucca nel forno, mettendo nel piano inferiore del forno una teglia con dell'acqua in modo che ci sia l'umidità giusta e non si secchi troppo la zucca.
Nel frattempo tritate le mandorle.
Quando la zucca sarà cotta, mettetela in una terrina e schiacciatela con i rebbi di una forchetta e aggiungete la scorza d'arancia (regolatevi voi..io ne ho messo giusto un pochino).
Aggiungete le mandorle, gli amaretti sbriciolati e il cacao e mescolate fino ad ottenere un impasto così (di amaretti se ne possono tranquillamente aggiungere altri se preferite che il loro sapore si senta deciso..io ne ho messi pochi per dare consistenza ma non volevo che coprissero il sapore della zucca).
Fate poi delle palline che rotolerete nel cacao amaro e metteteli nel pirottini.
Piccoli e irriverenti..insoliti ma confortevoli..
Dolci, scioglievoli, ma a tratti croccanti e biricchini.
Questi tartufini raccolgono l'essenza di quelle bambine che eravamo.
"Quelle due bambine son cresciute, oggi sono donne.
Le loro strade si sono apparentemente separate.
Ma ogni volta che hanno l'occasione di vedersi, è come se fossero ancora lì, bambine, sul quel pino, a guardare il tramonto raccontandosi segreti!"
Con questa ricetta partecipo al Contest

di FIOR DI CAPPERO e






